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Piccole superfici = Grande preparazione

giuliobonini

C'è un paradosso di fondo che ogni In-Store Key Account (ISKA) impara immediatamente: visitare un punto vendita di piccole dimensioni, un self-service da 400 mq, non è affatto più facile rispetto a un ipermercato. Anzi, è decisamente più complicato.

Perché?

Perché lì, lo spazio – che è la risorsa più preziosa per un ISKA – è limitato, una “terra rara”. Quelle corsie strette non sono solo un dato architettonico; sono un vincolo operativo spietato che deve farci riflettere profondamente su come impostare la visita, sulle priorità che ci diamo e sul timing stesso in cui decidiamo di varcarne la soglia.

Insomma, è una questione di incastro perfetto tra spazi e priorità.

Visita Invisibile ma Efficace

Prendiamo gli orari di visita e la velocità d'esecuzione.

In un self-service di 400-800 mq, un ISKA che si piazza davanti allo scaffale con un tablet in mano o che ingombra il corridoio principale durante l'orario di punta – pensiamo alla frenesia della pausa pranzo o del tardo pomeriggio – non è un professionista, è un ostacolo.

Diventa una barriera fisica per il cliente e una seccatura per il capo negozio. La visita in questi contesti deve essere precisa: bisogna entrare con un obiettivo chiaro, verificare i punti critici senza esitazioni, intervenire rapidamente dove necessario e uscire nel minor tempo possibile. Massima efficacia nel minimo tempo.

E per ottenere questa velocità, la preparazione è tutto.

L'ISKA non può permettersi il lusso di arrivare impreparato, di "vedere cosa c'è da fare". Deve "cantare" in auto la Must-Stock List (MSL) concordata per quel format specifico, essere aggiornato sulle promozioni in corso e avere ben chiari i dati storici di merchandising di quel punto vendita. Deve, insomma, avere un piano d'azione chiaro e blindato prima ancora di mettere piede nel negozio.

La comunicazione col capo negozio, in un ambiente così frenetico, dove tutti corrono e le parole volano e cadono nel vuoto, deve trasformarsi in un breve appunto scritto con le criticità concrete riscontrate, come una rottura di stock sulla referenza A o un prezzo errato sulla referenza B. Lasciare una traccia tangibile del proprio passaggio, facilita enormemente il compito del capo negozio, che fluttua tra mille altre priorità e scadenze da gestire.

Il Focus: Assortimento, Spazio e Visibilità

Piccole superfici, tanto impegno!
Self service, tanta preparazion

Entriamo ora nel vivo della visita, nel cuore operativo dove si gioca la partita delle vendite.

La prima, vera ossessione dell'ISKA in un piccolo formato devono essere le Rotture di Stock (OOS). In 400 mq, ogni "buco" a scaffale non è una semplice assenza, è un vuoto visibile, un'interruzione violenta del percorso cliente. Il consumatore di prossimità cerca una soluzione rapida, non un'esperienza d'acquisto. Se cerca la pasta per la cena e non trova la sua referenza preferita, o almeno un'alternativa valida all'interno della MSL, non aspetterà pazientemente la prossima consegna. Semplicemente, andrà dal concorrente a trecento metri di distanza.

La lotta spietata alle OOS è il compito numero uno dell'ISKA: verificare non solo lo scaffale, ma anche l'eventuale stock in magazzino e sollecitarne il riordino è d’obbligo.

Un tema molto vicino alle OOS è il presidio della Must-Stock List. In una superficie così ridotta, non c'è tempo per le scommesse. L'assortimento è il risultato di una selezione draconiana, focalizzata esclusivamente sui top seller e sulle referenze leader di categoria. L'ISKA deve concentrare tutta la sua attenzione sulla presenza e sulla corretta esposizione di quelle specifiche referenze, e solo di quelle.

Spazio e Visibilità: "la guerra del centimetro lineare". Nel canale di prossimità, il materiale POP deve essere coerente. Non deve intralciare il flusso dei clienti nei corridoi stretti, non deve ridurre drasticamente la visibilità visiva dello scaffale. L'ISKA deve invece disporre di materiali POP "minimali", quasi invisibili ma estremamente efficaci: etichette prezzo chiare, aggressive – fondamentali per comunicare l'immagine di convenienza – e a piccoli evidenziatori a scaffale che non ostacolino minimamente il prelievo del prodotto da parte del cliente, espositori poco ingombranti, ottavini di pallet.

In assenza di grandi spazi espositivi, la visibilità deve essere garantita in primis dal packaging stesso e da un'etichettatura prezzi ineccepibile.

Insomma, visite veloci, programmate in orari intelligenti, preparate e supportate da una comunicazione chiara e semplice. Lotta spietata alle rotture di stock e presidio assoluto delle referenze della Must-Stock List. Approccio alla visibilità che sia minimale, non invasivo, ma ergonomico, puntando tutto sul packaging, sul prezzo e su una manutenzione operativa dello scaffale che garantisca facing perfetti e il rispetto del metodo FIFO.

Perché, alla fine dei conti: "Se non succede nel punto vendita, non esiste". E nei piccoli formati urbani, dove ogni centimetro lineare e ogni minuto contano, questa verità è ancora più cruda e determinante.


Piccole superfici = Grande preparazione

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