Testa o croce. Erano sempre le 100 lire a roteare impazzite nel cielo.
Le 100 lire muovevano la mia piccola economia. “Dai andiamo a trovare i nonni” diceva mia mamma. E così niente amichetti, ma varcato l’ingresso della casa di mia nonna ecco che si avvicinava proponendomi i Tresor biscottini con una rigatura di cioccolato, e poi stretta in una mano la moneta da 100 lire. Incentivo, compenso e riconoscenza. Ed io felice del piccolo tesoro.
Ma ancora “do ut des”. La vecchietta che da casa calava la gerla, un biglietto con la commissione: pane e giornale e poi il compenso le 100 lire.
Perdevi i denti da latte. Sotto il bicchiere il topolino in cambio ti lasciava in modo gentile 100 lire.
Il tesoretto aumentava. Qualcosa andava in focaccia e gelati.

Il resto nel salvadanaio di terracotta o quello al titanio e imperforabile della cassa di risparmio apribile solo in banca direttamente nel conto.
Così per prestazione, riconoscenza, incentivo il gruzzolo cresceva e anche il mio senso del risparmio, che da buon genovese era già innato…

Poi le 100 lire son diventate piccine son sparite soppiantate dall’ euro e dal diritto sindacale della paghetta settimanale.
Salvadanai difficile trovarli anche nel dizionario.
Sarò un boomer o un inguaribile romantico, ma quanto mi manca la filosofia delle 100 lire!










